L’ INSOSTENIBILE POETICITA’ DELLA PROSA

La scrittura contemporanea sembra aver dimenticato il potere spiazzante del testo surrealista. Eppure potrebbe apprezzarne appieno il ritmo sincopato, la totalità espressiva, la copula dei linguaggi, l’intreccio dei richiami artistici, le sinestesie fulminanti, le sensuali sirene verbali. È quello che avviene in “Libertà grande”,  il libro di Julien Gracq pubblicato da L’orma editore. Di fatto è un diario di viaggi immaginari, luoghi dove si torna senza esserci mai stati, per dirla alla Giorgio Caproni, espressione di geografie letterarie narrate per estrema sintesi dell’anima, saggi di antropologia del confine.  I poemi in prosa di “Libertà grande” danno luogo a un campionario inimitabile di immagini potenti, che il lettore porterà con sé come una felice eredità. Il volume pubblicato ora da L’Orma è il giusto omaggio a uno scrittore ancora non adeguatamente celebrato, almeno in Italia. Sono testi pubblicati per la prima volta nel 1946 e poi rimpinguati, o per meglio dire “cesellati” poiché si tratta di cammei di grande sintesi ed efficacia, per oltre un ventennio. Classificare come surrealista questo maestro del Novecento, però, non basta. Continui lampi di verismo, lirismo e realismo pittorico ne fanno un ibrido che non lascia indifferenti. Ecco un assaggio-paesaggio, carpito proprio dall’incipit del volume: “Infastidito come sono sempre, ai confini di una città dove pur basterebbe poco a sedurci, anche soltanto, per esempio, la vista di belle gramigne delle steppe ad arricciarsi ai piedi della stravagante orgia di grattacieli, deluso dall’avvilente scolorire, dalla viscosa materia interstiziale delle periferie e dalle loro cancerogene aureole che incombono sulle pianure, sogno da qualche tempo una Città che si apra, come tranciata di netto da un utensile, e per così dire lasci zampillare dalle arterie recise un nero sangue d’asfalto sulla più grassa, la più abbandonata, la più segreta delle campagne”.  Tra sogno e vissuto, tra cemento e nubi, la scrittura feroce e tenera di Gracq nutre ogni anfratto dell’immaginazione leggente.

Julien Gracq
“Libertà grande”
traduzione di Lorenzo Flabbi
L’ Orma editore
Pagg.152   – euro 17.00

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