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UNA MEGALOPOLI E LE SUE FABBRICHE DI IDEE

Se le città sono mostrano le pluralità di aspetti della vita quotidiana contemporanea, le megalopoli ne sono l’espressione massima. E se c’è una megalopoli che ne contiene in sé tantissime altre questa è sicuramente Mumbai, in India. Bombay Brokers è un libro che prova a raccontare questo pulsare di energia, che va ben oltre la tradizionale immagine notturna delle grandi città e dei grattacieli illuminati. Lisa Bjorkman prova a raccontare esistenze che corrono alla massima velocità in autodromi esistenziali dove tutto è vivo, veloce, segno di contraddizione e innovazione, dove presente e futuro si danno la mano. Il punto di vista del narratore è quello del lavoro, il più interessato dalla capacità di mettersi in gioco, raccogliere sfide, governare caos e contraddizioni per portare tutto a buon fine. Oltre i percorsi scontati, istituzionalizzati – e forse proprio per questo rigidi, standardizzate e vecchi – il volume affronta la prospettiva dei “brokers”, di chi il lavoro deve reinventarlo ogni giorno, costruirlo e ricostruirlo giorno dopo giorno, in un work in progress costante. E’ una imprenditoria informale, che procura qualunque bene o servizio attraverso reti ufficiose fatte di contatti e reciprocità, inventiva e novità. “Il libro – si legge nell’introduzione – presenta trentasei bozzetti antropologici su altrettante figure di broker, scritte da studiosi che hanno con Bombay un rapporto più o meno, ma che vi hanno tutti osservato le dinamiche onnipresenti e fondamentali del brokerage, confermando la varietà che tale funzione assume a livello empirico. Si va infatti da chi è in grado di ottenere documenti di residenza (fondamentali nelle strategie abitative di una città che si distrugge e ricostruisce ad un passo impressionante), a chi procura un pasto caldo di fattura casalinga per il pranzo di impiegati e lavoratori ( in un contesto culturale in cui il cibo è a sua volta medium sociale di centrale importanza)”. Protagonisti sono i lavoratori, con le loro storia, ma è la città stessa a diventare corpo pulsante, creatura, essere instancabilmente vivo e vivace: “La vera protagonista, in effetti, è proprio Bombay, con la sua storia passata e recente, la complessità delle dinamiche sociali, politiche, economiche, abitative e logistiche che la struttura, e le contraddizioni che incorpora. Una città che è molte città, e che moltiplica con continuità irrefrenabile i piani lungo i quali si organizza, costringendo i suoi abitanti a sforzi incessanti di ricucitura dei vari livelli e delle molteplici relazioni in cui si trovano ad agire. Una ricucitura che i broker, come esperti sarti, portano avanti con alterne fortune, ma sempre con grande abilità e capacità di lettura delle dinamiche sociali, economiche e politiche”. Sono storie dove l’economia c’entra poco o nulla e aprono invece ad aspetto culturali, etnografici, sociologici. “I protagonisti di queste storie – scrive l’autrice nell’introduzione – dimostrano una straordinaria capacità nel gestire tali contraddizioni, e ci forniscono preziosi esempi circa le competenze e le risorse che impiegano nel farlo”. Un libro denso, pullulante, potremmo dire “barocco” nel suo saper raccontare la vita e le istruzioni per l’uso.

Lisa Bjorkman
“Bombay brokers”. Metropoli e creatività culturali
traduzione di Simone Cerulli
Meltemi edizioni
Pagg. 646 – euro 32.00

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