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STORIA CORSARA DEL MEDITERRANEO

Libro salgariano che sarebbe piaciuto al padre di Sandokan, “Il Sabir dei pirati” è una singolare bibbia dei mari da corsa, un libro che riporta al tempo d’oro delle scorribande marine, scritto con le conoscenze approfondite di oggi, in un sincretismo di motivi culturali che sposano la geografia, la cartografia, la storia, la diaristica e le diverse marinerie del Mare Nostrum. Con 1001 aneddoti, in oltre 650 pagine, questo volume è una cattedrale di carta, o meglio d’acqua. Un volume che si caratterizza come mappa storica di quel che è stato il Mediterraneo, instabilissimo confine marino. Federico De Ambrosis compie un’accurata ricostruzione storica dei fatti di pirateria e guerra di corsa avvenuti nelle acque del Mare Nostrum tra il 1536 e il 1574. È un concentrato di storie vere, sintetizzate in punta di penna, con il giusto mix di storia e narrativa, senso dell’essenziale e gusto del particolare, piglio narrativo e fedeltà ai fatti storici. Si va dalla vita rocambolesca di Giovanni Dionigi Galeni, sequestrato da ragazzino a Isola di Capo Rizzuto e destinato, dopo la conversione, a una folgorante carriera nella marina turca al valoroso e temibile Dragut, ammiraglio e corsaro ottomano dal rarissimo sorriso. Davanti agli occhi del lettore si squadernano le meravigliose e primigenie mappe ottomane realizzate dal cartografo Piri rais, che facendo tesoro delle conoscenze acquisite lungo le sponde del Mediterraneo durante la sua carriera di corsaro redige il “Libro del mare”, ovvero  il più celebre portolano di tutti i tempi, una preziosa guida densa di saperi fondamentali alla navigazione e contenente anche preziosi suggerimenti per chi approda lungo le sponde mediterranee. “Quel Mediterraneo – scrive De Ambrosis nell’introduzione –  era un mondo cosmopolita e meticcio. Mercanti, pescatori, schiavi, pirati, soldati e pellegrini si capivano grazie all’esistenza di una lingua franca dei porti (e delle navi), il sabir. Lampedusa era l’unico porto franco del Mediterraneo e nelle grotte dell’isola si potevano trovare simboli sia della religione cristiana che di quella musulmana. I pirati, parola che viene dal sostantivo peiratés e dalla forma verbale peiràomai, che significa “provarci”. I pirati, appunto provavano ad abbordare i loro giorni, ponendosi sempre all’avanguardia di esistenze vissute per mare. Alla fine della lettura di questo poderoso volume ci si sentirà come chi ha compiuto un lungo viaggio nel tempo e nella geografia. È un caleidoscopio di vicende dietro cui è belle lasciar navigare la fantasia e l’immaginazione per prendere d’assalto il disincanto e ritrovarsi tutti a bordo di un galeone che compie il periplo del Mediterraneo. Ad ogni pagina c’è materiale per un romanzo. “Il Sabir dei pirati” è un canovaccio ove il lettore può continuare a scrivere nella mente il prosieguo di ogni storia.

Federico De Ambrosis
“Il sabir dei pirati. 1001 vicende della guerra di corsa nel Mediterraneo”
Prospero Editore
Pagg. 656 – euro 25.00

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