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ROMANZO INEDITO DI UN VISIONARIO NAPOLETANO

Tutti conoscono Raffaele Viviani, il genio del teatro, ma dimenticano che il figlio, Vittorio, fu un altrettanto talentuoso scrittore, anche se visse in maniera più appartata, quasi schivo, rifuggente i palcoscenici letterari. Ritrovato in un cassetto molti anni dopo la morte dell’autore avvenuta nel 1979, e inedito fino a oggi, questo romanzo di Vittorio Viviani rappresenta un unicum nel panorama letterario: per lo stile, perché non cede alle mode del tempo, per la capacità visionaria di raccontare un mondo solo in apparenza lontano da noi. Il questurino Crescenzo Falarino, terminato il suo turno di notte al posto di guardia dell’Ospedale dei Pellegrini, vaga per Napoli, in un viaggio a ritroso alla scoperta della sua colpa. Un vagabondare che, fra memoria e realtà, fissa in alcuni luoghi esemplari – Villa Lucia, Palazzo Donn’Anna, il Parco Grifeo, il Caffè Gambrinus – le coordinate mitologiche della città. Il romanzo è costruito come un alternarsi di ricordi personali e vicende evocate che, affastellandosi nell’arco di un solo giorno, coprono vent’anni, fra Napoli e la Sicilia. Uomo senza qualità, ma ineluttabilmente impregnato di un astratto senso del dovere, Falarino intraprende questo errare nel tempo come un’indagine di polizia, alla ricerca di una verità processuale che non può esistere, e neanche possiamo pretendere. Quello di Viviani è il racconto di una umanità incapace di redenzione, di personaggi densi, di storie intrecciate. Un testimone di quegli anni potrebbe riconoscere in alcuni personaggi figure realmente esistite, ma questo non è un romanzo a chiave. È l’affresco di un’umanità che si muove nel vuoto di un nuovo tempo, sul bordo di una modernità degradata e sfuggente. Ne esce fuori una Napoli preziosa, forse perduta, raccontata senza mai scegliere la strada più facile, priva di tentazioni veristiche, lontano dal cartolinismo imperante. È una città reale, cruda, cruenta e al tempo stesso metafisica, incorporea, evanescente, inafferrabile: una Macondo sepolta nel tempo e nella coscienza di ciascuno. Leggendo Viviani ci si accorge che trama, spazio e tempo sono altrettanti pretesti per indagare la nostra coscienza, il più vasto e il più difficile dei territori. Un libro immenso, fondamentale. Sorprende che sia rimasto in letargo per così tanto tempo.

Vittorio Viviani
“Il posto di guardia”
Neri Pozza editore
pagg. 384 – –uro 18

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Pubblicato da Paolo Romano

Sudtirreno è il blog di informazione e cultura di Paolo Romano

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